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Mal di schiena

Il mal di schiena è una patologia che colpisce circa l’84% della popolazione.
Trattandosi di un problema così diffuso è stata ed e tutt’oggi oggetto di molti studi scientifici che hanno contribuito non solo ad accrescere le nostre conoscenze su questo tema ma anche a delineare le linee guida per la sua cura e gestione.

Da questi studi si è evidenziato che:
la maggior parte dei mal di schiena rientrano nella categoria dei cosiddetti ‘mal di schiena aspecifici’ ovvero dovuti non a problemi di tipo anatomico (ernie, protrusioni, fratture ecc..) ma piuttosto a problemi di tipo funzionale dovuti a sovraccarico, obesità, stress, sedentarietà ecc..;
–  l’utilizzo di farmaci (antinfiammatori e miorilassanti) è consigliato solo nei casi di dolore molto forte e con la consapevolezza che non vanno a risolvere il problema ma solo a sopprimerne o attenuarne il sintomo;
– il riposo assoluto è fortemente sconsigliato mentre il movimento e, in particolare l’esercizio terapeutico ben dosato, si è rilevato essere l’unica terapia veramente efficace per combattere il mal di schiena.

Al centro fisioterapico Ti Riabilita ci occupiamo da anni della cura del mal di schiena. Basandoci sia sulla nostra esperienza che su ciò che suggeriscono le evidenze scientifiche, siamo in grado di aiutare i nostri pazienti ad affrontare e superare questo problema attraverso percorsi terapeutici personalizzati.

Un’accurata valutazione iniziale (gratuita) ci permette di inquadrare il problema, di ricercarne le cause e, cosa non meno importante, di relazionarlo a quello che è il contesto psico-sociale del paziente poiché il nostro intento è quello di curare la persona e non la malattia.
Gli apparecchi per la terapia fisica di ultima generazione di cui disponiamo ci permettono di agire sul dolore e sull’infiammazione per cui siamo in grado di prendere in carico il paziente quando ancora si trova nella fase acuta del dolore.
L’uso dei macchinari ha però una durata limitata in quanto, in accordo con quanto scritto sopra, il nostro obiettivo è quello di inserire il prima possibile l’esercizio attivo.
Gli esercizi inizialmente possono essere somministrati sul lettino, associati all’uso di terapie manuali ma l’obiettivo è quello di passare quanto prima al lavoro in palestra, sia attraverso sedute di rieducazione posturale, sia praticando sedute di MET (medical exercise therapy).

Quest’ultimo è un innovativo metodo di trattamento, sostenuto da molte ricerche ed evidenze scientifiche, il cui scopo è quello di arrivare al superamento del dolore attraverso un preciso programma di allenamento. Il paziente si allena con una attrezzatura specifica, adatta per gli esercizi che vengono dosati in intensità e quantità in modo molto preciso allo scopo di ottenere una stimolazione ottimale dei differenti sistemi corporei come quello neuromuscolare, articolare, circolatorio e respiratorio.

E’ fondamentale che ogni paziente riceva un programma di esercizi personalizzato volto alla risoluzione del SUO mal di schiena che non è uguale al mal di schiena dell’amico o del collega.

Naturalmente il modo migliore per difendersi dal mal di schiena è cercare di non soffrirne mai o, per lo meno, di non soffrirne più. La PREVENZIONE è quindi l’obiettivo principale che fisioterapista e paziente devono raggiungere. Per questo motivo cerchiamo sempre di fornire ai nostri pazienti un’adeguata educazione fornendo loro tutte le informazioni riguardanti il loro disturbo, i fattori di rischio e quindi le situazioni da evitare e le strategie da adottare per il mantenimento dello stato di benessere raggiunto.

A cura di: Michela Giovanelli

 

  • Diploma universitario in fisioterapia
  • Corso TOP  (terapia osteopatico – posturale)
  • Corso MET (Medical Exercise Therapy) schiena
  • Corso Kinesiotaping base e avanzato (metodo originale Kenzo Kase)
  • Corso idrikinesiterapia metodo ASP
  • Operatrice Riflessologia Plantare secondo il metodo originale ON Zon Su

IL FISIOTERAPISTA RISPONDE: LE 8 DOMANDE PIÙ FREQUENTI SULLA ROTTURA DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE.

Ti è stata appena diagnosticata una rottura del legamento crociato anteriore? So come ci si sente, è successo anche a me, oltre che ad altri 2 milioni di persone ogni anno (Samulesson et al 2012).

Se dedicherai 3 minuti alla lettura di questo breve articolo, affronteremo i principali dubbi e curiosità su questo argomento.

Prima di iniziare dobbiamo fare una piccola introduzione…

Il legamento crociato anteriore (LCA) è uno dei quattro più importanti legamenti che costituiscono l’articolazione del ginocchio. La sua funzione è quella di stabilizzare l’articolazione del ginocchio e, nello specifico, quella di impedire lo spostamento in avanti della tibia rispetto al femore e limitarne l’eccessiva intra ed extra rotazione.

Adesso possiamo partire…

1)Quali sono le principali cause di lesione del legamento crociato anteriore?

-Valgismo+ rotazione esterna
-Varismo+rotazione interna
-Iperestensione
-Iperflessione
Il LCA è il legamento che maggiormente va incontro ad una lesione completa. Ciò avviene più frequentemente nei soggetti di sesso femminile, e un danno a questo legamento si verifica soprattutto in sport che richiedono cambi di direzione ad alta velocità, frequenti balzi ed atterraggi anche a stretto contatto con altri giocatori (calcio, basket, football americano).

2) Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi possono variare in modo significativo da paziente a paziente; comunque il quadro tipico è caratterizzato da :

-dolore intenso

-gonfiore locale

-sensazione di cedimento/instabilità

-limitazione funzionale

-sensazione che qualcosa si sia rotto o si sia spostato all’interno del ginocchio

Solitamente, nel giro di 2 settimane circa, dolore e gonfiore si risolvono dopo riposo, utilizzo di ghiaccio e di stampelle per scaricare l’arto, mentre permane la sensazione di instabilità che non permette al paziente di ritornare alla pratica sportiva.

3) Come avviene la diagnosi?

La diagnosi si basa sull’esame clinico che si avvale di opportuni test ortopedici per valutare la stabilità passiva del ginocchio. Il più delle volte si richiede una risonanza magnetica (RMN) per valutare anche eventuali lesioni associate a carico dei menischi, dei legamenti collaterali e della cartilagine.

4) In cosa consiste l’operazione? È sempre necessaria?

L’intervento di ricostruzione legamentosa, effettuato in artroscopia, consiste nel prelevare, senza comprometterne la funzione, una porzione di tendine rotuleo oppure due tendini dei muscoli semitendinoso e gracile, che verranno poi posizionati tramite 2 viti a livello delle inserzioni tibiali e femorali.

Per una persona giovane è quasi sempre consigliabile l’operazione, mentre per i meno giovani si può discuterne l’opportunità in base alle esigenze e attività della persona interessata.

Quando la lesione del legamento crociato anteriore non comporta una instabilità soggettiva o oggettiva o se le necessità funzionali del paziente sono ridotte da età o da uno stile di vita sedentario, si può evitare l’intervento e optare per un trattamento conservativo.

5) Quando si possono riprendere le attività di vita quotidiana?

Un lavoro sedentario può essere ripreso dopo 7-10 giorni

Un’attività lavorativa pesante necessita dai 2 ai 3 mesi.

Si potrà riprendere la guida dopo 30-45 giorni dall’intervento.

6) Quando si può tornare a fare sport dopo l’intervento?

In assenza di particolari problematiche, il paziente potrà riprendere a correre tra l’80° e il 100° giorno, mentre la ripresa dello sport ad alto impatto avverrà verso il 6° mese.

Prima del ritorno all’attività agonistica saranno somministrati test specifici isocinetici per valutare la forza dell’arto operato. Per tornare in campo la differenza di forza con la gamba “sana” dovrà essere inferiore al 10%.

7) È necessario fare fisioterapia anche nella fase pre-operatoria?

Certamente! La letteratura scientifica evidenzia sempre di più quanto una terapia specifica che potenzi la muscolatura, riducendo al minimo la differenza di forza tra gli arti inferiori prima dell’intervento, ne migliori sensibilmente il risultato post operatorio sia nel breve che nel lungo termine.

Sempre in questa fase al paziente verranno insegnati  alcuni esercizi da eseguire sin dal giorno successivo all’intervento e, lo stesso, sarà sottoposto ad un training deambulatorio, dove imparerà come camminare con due bastoni canadesi e come effettuare i principali passaggi posturali.

 8) In cosa consiste la riabilitazione dopo l’intervento?

 

Dopo un tempo medio di degenza in ospedale di 1-2 giorni il paziente potrà immediatamente iniziare il ciclo di terapia.

L’obiettivo principale della prima fase sarà quello di ridurre l’infiammazione, recuperare il completo arco di movimento e attivare la muscolatura della coscia (in particolar modo del quadricipite).

Dopo aver tolto i punti (dopo 14 giorni circa) può essere molto utile integrare il piano terapeutico anche con delle attività in piscina per sfruttare la spinta idrostatica dell’acqua, che porterà ad una riduzione del carico e della paura di eventuali perdite di equilibrio del paziente.

Si potrà utilizzare anche la cyclette, con l’altezza della sella regolata in modo da consentire al ginocchio di effettuare la massima flessione tollerata.

Successivamente introdurremmo esercizi a catena chiusa (con l’appoggio del piede a terra). Questi causano una ridotta traslazione anteriore della tibia, migliorano il controllo neuromuscolare e aumentano la stabilizzazione dinamica attraverso la contrazione simultanea dei muscoli posteriori della coscia e del quadricipite.

È importante non avere uno squilibrio fra la forza dei muscoli anteriori e quelli posteriori per non andare incontro a tendiniti o instabilità funzionale.

Si andranno ad eseguire esercizi a carico crescente, che tenderanno sempre più ad imitare movimenti specifici e gesti atletici, utilizzando anche superfici instabili ed elementi destabilizzanti per migliorare la funzione propriocettiva, che ci permette di adattarci ed agire prontamente agli stimoli esterni che incontriamo.

Se volete avere più informazioni sull’argomento e una consulenza gratuita non esitate a chiamarci! 

centrotiriabilita@gmail.com

Telefono: +39 0187  300577

Cellulare: +39 380  1874795

 

a cura di Michele Diamanti

 

  • Fisioterapista
  • Laureato in Scienze Motorie

Tunnel carpale? Rizoartrosi? Dito a scatto? “Ti Riabilita” ti dà una mano!

Un team di professionisti al vostro servizio. Si parte da un’accurata valutazione per arrivare alla soluzione più adatta per voi.

 Se vi è mai capitato di avere un problema alla mano o al polso saprete senz’altro quanta difficoltà e disabilità ha portato nella vostra vita di tutti i giorni. La mano rappresenta il distretto corporeo con la più complessa funzionalità e finalità di movimento del nostro corpo. Le dita hanno più terminazioni nervose di qualsiasi altra parte del nostro corpo e i muscoli, i tendini, le ossa, i vasi sanguini e i legamenti sono una sofisticata macchina dalla struttura fragile e dall’efficienza sopraffina. Attraverso la mano entriamo in contatto con il mondo e svolgiamo la maggior parte delle azioni nella nostra vita quotidiana. La stretta correlazione tra mano e psiche è determinata dalla vasta “rappresentazione corticale” della stessa nel nostro cervello ed è per questo che spesso problematiche importanti a carico di questo distretto risultano influire e non poco sulla componente emotiva.

Proprio la grande complessità della mano e la necessità di un approccio specializzato ha portato negli anni alla nascita di una nuova disciplina: la Riabilitazione della Mano.

 La riabilitazione della mano è una disciplina che nasce dal connubio tra la fisioterapia e la terapia occupazionale. In Italia i “Terapisti Della Mano” sono regolamentati e tutelati dall’AIRM (Associazione Italiana Riabilitazione Mano) e sono fisioterapisti o terapisti occupazionali specializzati attraverso master universitari e corsi specifici.

Nella sempre più numerosa famiglia del “Ti Riabilita”, è il dott. Edoardo Galletto (Laurea in terapia occupazionale, Master in Riabilitazione della Mano e dell’Arto Superiore) che segue e imposta questo specifico percorso riabilitativo in accordo con il medico di riferimento.

Questa disciplina fonde aspetti tradizionali della fisioterapia come ad esempio l’uso della terapia fisica (ultrasuoni, laser, tecarterapia, elettrostimolazione), il trattamento manuale e l’esercizio terapeutico ad aspetti innovativi della terapia occupazionale. Nella fattispecie, propri della terapia occupazionale, sono l’uso di materiali nella manipolazione; l’uso di attività specifiche della vita quotidiana come strumento riabilitativo che vengono inserite in un contesto terapeutico e di esercizio funzionale, il confezionamento di tutori in termoplastico.

TUTORI IN TERMOPLASTICO SU MISURA PER LA TUA PATOLOGIA !

I tutori in termoplastico su misura rappresentano un valido strumento riabilitativo per il terapista della mano. Attraverso gli stessi possiamo infatti posizionare alcuni segmenti ossei in modo da scaricarli e ridurre l’infiammazione e il dolore, oppure grazie all’applicazione di parti dinamiche (forze) possiamo facilitare il movimento di tendini e articolazioni, oppure ancora recuperare escursione articolare in seguito a fratture o rigidità secondarie. Il grande vantaggio di questi materiali termoformabili a bassa temperatura, è quello di poter essere modellati direttamente sulla cute del paziente nell’arco di pochi minuti in modo da iniziare fin da subito a trattare la nostra patologia senza perdere tempo! Si possono confezionare tutori molto funzionali e allo stesso tempo estremamente curativi in quanto particolarmente congruenti con le vostre articolazioni. Quelli più utilizzati sono per patologie come la Rizoartrosi, Sindrome di De Quervain, Sindrome del Tunnel Carpale, Tenosinovite Stenosante (Dito a Scatto). Non tutti però sanno che possono trovare largo impiego anche per fratture di dita, mano e polso: in accordo con il medico ortopedico di riferimento, infatti, si possono confezionare tutori leggeri, traspiranti e e soprattutto compatibili con le attività di igiene come la doccia (sono lavabili) a differenza dei gessi e soprattutto sono molto più leggeri, riducendo così scompensi secondari di braccio e spalla. Rispetto ai tutori che si acquistano nelle sanitarie o farmacie, infine, quelli in termoplastico sono fatti su misura e nonostante ciò hanno costi sovrapponibili ai primi ed il grande vantaggio di essere confezionati da un professionista previa attenta valutazione della vostra mano, delle vostre esigenze e della vostra patologia.

Al TiRiabilita il team multidisciplinare potrà seguirvi nel percorso di una terapia conservativa per ridurre il dolore o l’infiammazione delle vostre tendiniti, per prevenire deformità create dall’artrosi, per scongiurare un intervento oppure per una rieducazione post-chirurgica.

È riduttivo credere che basti stringere una “pallina” dopo una frattura o intervento alla mano (o polso) per recuperare al meglio le così complesse funzioni della stessa!

Affidatevi sempre a mani esperte : spesso i danni di una riabilitazione post-chirurgica troppo aggressiva o non specialistica dopo un intervento o una frattura, possono compromettere l’intervento stesso oppure il corretto consolidamento delle vostre ossa.

 

Se avete dolore alla mano, soffrite di formicolii notturni, oppure non riuscite più a svitare i vostri barattoli o ancora se percepite un fastidioso scatto su una delle vostre dita è possibile che soffriate di una patologia alla mano che se valutata e trattata in tempo sarà solo un brutto ricordo…cosa aspettate?

Contattateci per una valutazione GRATUITA della vostra mano!

a cura di Edoardo Galletto:

  • terapista occupazionale
  • master universitario in riabilitazione della mano e dell’arto superiore
  • confezionamento tutori su misura

TI SEI LESIONATO LA CUFFIA DEI ROTATORI?

TI SEI LESIONATO LA CUFFIA DEI ROTATORI?

Partiamo facendo una premessa: non tutte le persone che presentano lesioni a carico dei tendini della cuffia dei rotatori hanno dolore o limitazione funzionale.

Questo articolo è rivolto a tutti coloro che il dolore lo avvertono e per i quali alcune di queste situazioni potrebbero risultare familiari:

  • dolore alla spalla che si presenta a riposo e specialmente durante la notte e che impedisce spesso di compiere un sonno ristoratore;
  • dolore che si presenta durante movimenti attivi come sfilarsi una maglia, infilarsi un cappotto, pettinarsi, allacciarsi la cintura di sicurezza, ecc.;
  • progressiva riduzione dell’ampiezza dei movimenti che può rendere difficoltosa l’esecuzione delle normali attività quotidiane.

Molti gesti, apparentemente semplici, possono risultare dolorosi perché favoriscono la compressione o l’allungamento del tendine o tendini interessati dalla lesione.

Conosciamo più da vicino il complesso articolare di cui stiamo parlando.

La spalla rappresenta, in tutto il corpo umano, l’articolazione dotata di maggior mobilità. La sua struttura anatomica, infatti, consente tre gradi di movimento che le permettono di svolgere anche quello di circonduzione. Questa grande escursione però la rende anche più vulnerabile.

Quest’articolazione è composta da strutture ossee quali: omero, scapola e clavicola. Il suo funzionamento dipende dall’ intervento coordinato di più articolazioni, dalla forza contrattile dei muscoli e dalla resistenza passiva delle strutture capsulari e legamentose.

Le strutture attive che stabilizzano l’articolazione gleno-omerale, oggetto del nostro esame, sono i quattro muscoli che avvolgono la testa omerale come una vera e propria cuffia, chiamata CUFFIA DEI ROTATORI, e sono: il sovraspinoso, il sottoscapolare, il sottospinoso, il piccolo rotondo.

Questi quattro muscoli, contraendosi in maniera coordinata, mantengono la testa dell’omero compressa e centrata contro la glena (superficie articolare della scapola).

Quali sono le cause della lesione?

Quando parliamo di lesione della cuffia dei rotatori la causa principale è rappresentata da una graduale degenerazione del tessuto tendineo.

Le lesioni sono rare infatti in pazienti di età inferiore ai 40 anni anche se possono comparire in atleti di giovane età come risultato di un’instabilità o di attriti che si formano tra capi ossei e tendine.

Ma come mai tra tutti i tendini presenti nel corpo quelli della cuffia dei rotatori manifestano una maggior percentuale di lesione? Gli studi hanno dato diverse spiegazioni. La causa potrebbe essere il progressivo invecchiamento dei tessuti, i movimenti ripetitivi quotidiani o l’esistenza di una zona critica poco vascolarizzata del tendine (il sovraspinoso è il tendine maggiormente interessato da quest’ultima causa).

Anche i traumi e le cadute hanno una loro importanza, ma solitamente secondaria poiché se la cuffia dei rotatori è sana e il soggetto è giovane, è raro che il trauma provochi la rottura dei o del tendine.

I tendini della cuffia, come dicevamo, sono interposti tra due strutture ossee: omero (osso del braccio) e arco coraco-acromiale (tetto osseo che fa parte della scapola); il fisiologico contatto tra le due componenti porta ad un’usura lenta e progressiva.

Questa usura interessa maggiormente le persone che possono presentare un alterato equilibrio dei muscoli stabilizzatori della spalla e che svolgono movimenti a “rischio” tra i 60° e i 120° di elevazione.

Quali sono le lesioni candidate alla chirurgia?

Attualmente si consiglia un trattamento chirurgico nei pazienti di età inferiore ai 65 anni ed un trattamento conservativo in quelli meno giovani dai 65 anni in su.

Solo alcune lesioni della cuffia dei rotatori sono chirurgiche e scoprire da un’ecografia o da una risonanza magnetica la rottura tendinea non equivale alla necessità di intervento.

Occorre in primis conoscere il paziente, la sua età, il suo stile di vita, la sua attività lavorativa, ecc..

Solitamente per le lesioni parziali (il tendine presenta una rottura di uno strato delle sue fibre, non di tutto lo spessore) viene consigliato un trattamento conservativo, ma se persiste dolore o impotenza funzionale si può ricorrere alla chirurgia.

Le lesioni a tutto spessore del tendine, se non sono molto estese e se sottoposte ad un adeguato trattamento fisioterapico, possono dare disturbi contenuti o addirittura diventare asintomatiche, lasciando una buona funzionalità.

Tali lesioni ,se non opportunamente trattate o se non vengono corretti i fattori biomeccanici che le hanno provocate, possono estendersi, con un’accentuazione della retrazione tendinea e dell’involuzione adiposa,  fino a diventare massive.

L’evoluzione è concreta se stiamo parlando di un paziente giovane, sotto i 65 anni, di un paziente che presenta dolore refrattario al trattamento fisioterapico o di un paziente che effettua lavori pesanti.

Perciò è importante consultare un ortopedico specialista della spalla per l’eventuale indicazione chirurgica.

La soluzione chirurgica prevede una sutura tendinea effettuata in artroscopia a cui si associa un debridment e/o un acromioplastica.

In cosa consiste il trattamento conservativo?

Il trattamento conservativo può prevedere un  breve periodo di riposo durante il quale può risultare utile l’utilizzo di terapie fisiche come la laser terapia ad alta potenza  o la tecar terapia. L’obiettivo di questa prima fase è la riduzione del dolore e dell’infiammazione.

Successivamente è indispensabile proseguire il trattamento con tecniche di terapia manuale ed esercizi attivi e di rinforzo muscolare. In questa fase, può essere molto utile l’utilizzo della piscina riabilitativa. Sotto la guida del fisioterapista il paziente in acqua, infatti, può eseguire movimenti di maggior ampiezza e con minor dolore rispetto ai movimenti eseguiti a secco.

 

A seconda della sede della lesione si punterà maggiormente al rinforzo di alcuni gruppi muscolari rispetto ad altri. Inizialmente si proporranno esercizi semplici e con bassi carichi per poi aumentare gradualmente sia l’intensità del carico che la complessità dell’esercizio, associando esercizi di propriocezione. Per propriocezione intendiamo la consapevolezza e il controllo della posizione del corpo nello spazio; gli esercizi proposti varieranno in base all’età e agli obiettivi da raggiungere e avranno come obiettivo quello di stimolare il sistema neuro-motorio nella sua globalità.

Il trattamento conservativo riveste quindi un ruolo molto importante nel trattamento delle lesioni di cuffia, ma se dopo 4- 6 mesi il paziente non raggiunge risultati soddisfacenti l’indicazione chirurgica acquista maggior valore.

E se la scelta è chirurgica?

Nel caso in cui la scelta sia orientata verso il trattamento chirurgico è sempre consigliabile eseguire un trattamento preoperatorio di modo che il paziente giunga nelle migliori condizioni possibili all’intervento con vantaggi considerevoli per il recupero successivo.

Se è stato eseguito l‘intervento di riparazione, totale o parziale, è previsto un periodo di protezione, in cui verrà utilizzato un tutore allo scopo di favorire la cicatrizzazione dei tessuti riparati. Tale periodo può variare in base alla gravità della lesione, alla qualità dei tessuti e alle indicazioni chirurgiche.

È molto importante che in questa fase il paziente venga stimolato ad attivare la muscolatura dell’arto non operato in modo da accelerare la guarigione e ridurre il dolore post-chirurgico.

Secondo gli ultimi studi scientifici, infatti, mantenere il corpo attivo dopo un intervento o un trauma riduce lo stress, diminuisce la paura del movimento ed aumenta la motivazione del paziente.

Trascorso il periodo di protezione si procede con una graduale mobilizzazione passiva della spalla in tutti i piani dello spazio, rispettando le suture. A circa un mese dall’intervento è consigliato iniziare la riabilitazione in acqua sotto la guida del fisioterapista con l’inserimento di movimenti sui tre piani dello spazio. L ‘acqua agevola il recupero funzionale ed è gradita dai pazienti.

A circa due mesi dall’intervento si possono praticare attività leggere ed inserire esercizi di rinforzo con resistenze elastiche mentre per le attività più impegnative occorre aspettare circa quattro mesi dall’intervento.

Tutto questo percorso è un programma flessibile di lavoro che dipende dal tipo di paziente che abbiamo di fronte e dalle indicazioni chirurgiche. La collaborazione tra professionisti è fondamentale per studiare un piano riabilitativo personalizzato per la guarigione ottimale di chi si affida alle nostre cure.

a cura di Veronica Vitellozzi

  • Fisioterapista
  • Terapista Manuale OMT