Le 7 domande più comuni sulla Fascite plantare
Tempo di lettura: 4 minuti

Le 7 domande più comuni sulla Fascite plantare
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Presenza di dolore sotto la pianta del piede nei primi passi al mattino o dopo un lungo periodo di inattività?

Soprattutto nel periodo estivo, una delle problematiche più comuni lamentate dai nostri pazienti è la fascite plantare.

Con questo articolo abbiamo voluto rispondere alle domande più frequenti  che ci vengono poste dai nostri pazienti, sperando di poter eliminare qualche dubbio e magari sfatare anche qualche falso mito.

Partiamo… 

Che cos’è?

La fascite plantare è  un dolore alla pianta del piede causato da infiammazione della fascia plantare in conseguenza a stress meccanici.

La fascia plantare è costituita da tessuto connettivo e si estende dal tallone alla base delle dita; è fondamentale durante il passo perché permette di acquistare e rilasciare energia (si distende quando il nostro peso è sulle dita ,quindi nella fase di spinta, e si accorcia quando il tallone tocca terra).

Il dolore è peggiorato nell’ ultimo periodo… come mai?

Di solito nella fascite si possono distinguere 2 fasi distinte:

– La prima è una fase acuta caratterizzata da infiammazione, con dolore nella regione plantare e nella parte interna del tallone.

Solitamente il dolore è presente nei primi passi al mattino, dopo lunghe camminate o un prolungato periodo in piedi.

– La seconda fase è quella sub acuta: qui il fastidio tenderà ad essere costante, permanendo anche a riposo.

!Attenzione!

Spesso si tende ad inquadrare ogni dolore alla pianta del piede come “fascite plantare” ma in realtà numerose altre patologie possono interessare questa zona: come possibili problematiche nervose  oppure metaboliche.

Affidati sempre ad un professionista per capire la natura del tuo dolore e quindi seguire la cura più indicata.

Perché mi è venuto questo dolore?

Le cause possibili sono numerose, e spesso associate tra di loro.
Fra le più comuni troviamo:

• Sovrappeso o bruschi aumenti di peso
• Ridotta escursione di movimento della caviglia e del primo dito che portano ad una modificazione della marcia sia in
fase di spinta propulsiva che di ammortizzazione.
• Eccessiva tensione  della muscolatura del polpaccio: come già descritto nell’articolo “Dolore al
tendine d’ Achille come sbarazzarsene”
  una rigidità di questi muscoli provoca una maggior trazione sul tendine
d’Achille. Spesso questi problemi si influenzano a vicenda perché questa struttura ha intimi rapporti  con la fascia
plantare a livello del calcagno.
• Brusco aumento del carico di lavoro negli allenamenti o nelle attività quotidiane.
• Calzature inadeguate (come infradito, ballerine o tacchi eccessivamente alti)
• Piede eccessivamente cavo o pronato (con un aumento o riduzione della volta plantare

E’ sempre necessario  fare delle indagini strumentali?

No!
La diagnosi viene fatta dopo una valutazione clinica.
Se lo specialista ha dei dubbi riguardo i sintomi che vengono riportati consiglierà lui che esame svolgere.

Dalla radiografia si evidenzia una spina calcaneare, cosa devo fare per rimuoverla?

Ho 2 notizie per te: una buona ed una cattiva.

La cattiva è che purtroppo non c’ è possibilità di ridurre ed eliminare questa spina. Nessuna terapia strumentale o onde d’urto sono in grado di “sgretolare” una sporgenza ossea o una calcificazione come comunemente si pensa.

La buona è che la spina calcaneare  non è mai la causa del dolore ma una conseguenza. L’eccesso di tensione della fascia plantare porta ad una trazione sull’osso del calcagno dove questa si inserisce, andandone a deformarne la superficie.

Seppur nel momento della formazione di un processo calcifico si generi un dolore acuto ed infiammazione locale, questa sarà limitata nel tempo .
Non possiamo però incolpare questa escrescenza  per il protrarsi ed il recidivarsi della situazione dolorosa in quanto ,nella maggior parte  dei casi , dovremo ricercare la causa  negli esempi citati in precedenza.

Ho paura ormai di dover convivere con il dolore. Devo ricorrere all’intervento chirurgico?

Stai tranquillo….solo una piccolissima parte di persone non risponde al trattamento riabilitativo e ha bisogno di altri tipi di cure.

Il 90% delle fasciti plantari risolve la fase acuta in 6-8 settimane di trattamento riabilitativo.

Ed anche se il dolore ci assilla da tanto tempo ed  in modo persistente, questo non vuol dire che non si possa guarire…Si deve avere solo un po’ di pazienza in più!

In cosa consiste il trattamento?

Il trattamento, come sempre, è la diretta conseguenza di una valutazione globale di tutto il corpo.

In questo caso ancora di più, proprio perchè  aree di malfunzionamento o limitazioni funzionali di altre articolazioni distanti possono incrementare il carico a livello del piede.

Nella fase acuta, dopo aver valutato le problematiche globali, il trattamento si concentrerà a livello locale, avendo cura di :

• ridurre la sintomatologia e l’infiammazione grazie a terapie fisiche come laser ad alta potenza ed onde d’urto focali e l’applicazione di   bendaggi compressivi per rilasciare la fascia plantare.

• migliorare la mobilità articolare delle articolazioni del piede tramite tecniche di mobilizzazione e manipolazione.
• Rilasciare la muscolatura del complesso polpaccio-fascia plantare tramite la terapia manuale.

Successivamente, in fase sub-acuta, proseguiremo con:

-Rinforzo della  muscolatura  del piede che aiuta la fascia plantare a sostenere il peso di tutto il corpo.

-Esercizi funzionali, incrementando gradualmente il carico fino ad arrivare a gestire senza dolore stress ripetitivi come la corsa o balzi.

In associazione all’ intervento fisioterapico , per avere una valutazione ancora più completa del piede, si potrà eseguire una visita podologica al fine di esaminare eventuali modificazioni strutturali e biomeccaniche durante la marcia o nella postura statica.

Se ti servono informazioni più specifiche sull’argomento o se vuoi fissare una  VALUTAZIONE GRATUITA o una VISITA PODOLOGICA per il TUO problema, non esitare a contattarci.

A presto!

A cura di Michele Diamanti
• Fisioterapista
• Laureato in Scienze Motorie

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